Chi vincerà sul TAP?

Nel Salento la battaglia contro il gasdotto TAP continua.

La Procura della Repubblica di Lecce ha predisposto il sequestro di un’area del cantiere in cui era stato avviato l’espianto di 448 ulivi per la costruzione di una parte dell'opera. La magistratura è intervenuta a seguito degli accertamenti effettuati sul luogo dai Carabinieri dopo un esposto presentato da alcuni parlamentari. 

b55403ef469299a98b28884105652a0a-kqHG--835x437_IlSole24Ore-Web.jpgPer i reati contestati i giornali parlano di danneggiamento, distruzione delle bellezze naturali, violazione delle prescrizioni della Valutazione di impatto ambientale (Via). L’ipotesi dei magistrati è che l’area oggetto dei lavori sia sottoposta a vincolo assoluto di indisponibilità perché si tratta di una zona di "notevole interesse pubblico".

Progressi ha sostenuto e continuerà a sostenere la battaglia dei cittadini impegnati da anni contro un progetto che non ha alcun impatto positivo né sul mercato del lavoro né sull'economia locale. 

L'anno scorso abbiamo raccolto oltre 12mila firme e le abbiamo consegnate al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. 

È da tempo che comitati locali e sindaci dichiarano che la scelta del luogo per l’approdo e il passaggio del gasdotto pregiudicano in maniera irrimediabile la vocazione turistica e il patrimonio naturale del territorio. Non solo. Cittadini, amministratori e giornalisti denunciano anche le irregolarità e le illegalità di TAP.

Un’inchiesta giornalistica de L’Espresso ha messo in luce l’intreccio internazionale tra interessi pubblici e privati che si nasconderebbe dietro TAP. Un gasdotto che parte dal Mar Caspio e passa per Turchia, Grecia e Albania per poi approdare sulla costa adriatica pugliese e proseguire verso l’Europa.

In tutti questi mesi, nel frattempo, la popolazione locale ha subìto una repressione inaudita. Il cantiere TAP è diventata una "zona rossa" protetta da blocchi di cemento, griglie metalliche e filo spinato in cui l'accesso è stato consentito solo ai residenti e dopo estenuanti operazioni di identificazione. Inoltre, si è repressa qualsiasi manifestazione di dissenso popolare attraverso multe, fogli di via, arresti e la presenza permanente delle forze dell'ordine.

C'è una popolazione che, nell'indifferenza di molte Istituzioni e di quasi tutti i partiti, continua a portare avanti una strenua lotta in difesa del proprio territorio e contro un disastro ambientale annunciato.

È possibile che, nel 2018, politici e tecnici del Governo e del Ministero dello Sviluppo Economico non siano capaci di ascoltare chi quel disastro lo ha già ampiamente previsto e dimostrato?

 

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