Referendum 2016 in sintesi

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Il referendum costituzionale si terrà domenica 4 dicembre 2016 - dalle 7.00 alle 23.00 - per confermare o respingere la riforma contenuta nella legge costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016.

La riforma riguarda «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». 

Si tratta del terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana. I precedenti risalgono:

  • al 2006, per confermare la legge di revisione costituzionale che si proponeva, tra le altre cose, di superare il bicameralismo paritario e dare più poteri al presidente del Consiglio; prevalse il No con un'affluenza di oltre il 61%;

  • al 2001, per confermare la modifica del Titolo V della II parte della Costituzione, ovvero la cosiddetta legge costituzionale “sul federalismo”; prevalse il «Sì» con un'affluenza di circa il 34%. 

Anche in questo caso si tratta di un referendum confermativo e non è previsto il quorum, ovvero un numero minimo di votanti. La riforma entrerà in vigore solo se il numero dei voti per il Sì supererà quello dei voti per il No. 


  • Fine del bicameralismo paritario  

La riforma si propone di superare il bicameralismo paritario. Oggi tutte le leggi, sia ordinarie sia costituzionali, e la fiducia al governo devono passare al vaglio e al voto della Camera del Deputati e del Senato della Repubblica. Con la riforma, questa funzione sarà affidata esclusivamente ai deputati, che continueranno a essere eletti direttamente dai cittadini con il suffragio universale. 

Al Senato sarà affidato il compito principale di raccordare le competenze tra Unione europea, Stato, Regioni e Comuni. I senatori potranno esprimersi sui progetti di legge approvati dalla Camera e proporre modifiche entro trenta giorni dall'approvazione della legge. La Camera potrà decidere se accogliere o meno gli emendamenti. Come ora, invece, il Senato parteciperà all’elezione del Presidente della Repubblica, del Consiglio Superiore della Magistratura e dei giudici della Corte Costituzionale. 

Con la riforma, il Senato sarà un organo rappresentativo delle autonomie territoriali, composto da 100 senatori (invece dei 315 attuali), così divisi:

21 sindaci (uno per regione, tranne il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due);
74 consiglieri regionali (in misura proporzionale rispetto agli abitanti);
5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica, in carica sette anni, più gli ex Presidenti della Repubblica a vita. 

Sia i consiglieri regionali, sia i sindaci saranno in carica per il mandato dell'istituzione territoriale e da questa saranno pagati. 

  • Riforma del Titolo V sulle competenze Stato/Regioni

Le leggi che regolano le autonomie locali sono contenute nel Titolo V della parte II della Costituzione. La riforma costituzionale del 2001, il cosiddetto “federalismo”, ha assegnato alle Regioni maggiore autonomia in campo finanziario e organizzativo, con competenze esclusive in vari ambiti. Con la nuova riforma si intende restituire molte di quelle competenze allo Stato – ad esempio su ambiente, trasporti e navigazione, energia, politiche e sicurezza del lavoro, beni culturali e turismo, ordinamento delle professioni.

  • Elezione del Presidente della Repubblica  

Attualmente, a eleggere il Presidente della Repubblica sono 630 deputati, 315 senatori - più quelli a vita - e 58 delegati regionali, per un totale di 1008 elettori. L'elezione ora avviene con i 2/3 dei voti dell’assemblea fino al terzo scrutinio, o con la maggioranza assoluta dal quarto scrutinio. Con la riforma, a votare saranno solo le due camere in seduta comune, con 730 elettori, più i senatori a vita. Per l'elezione servirà la maggioranza di 2/3 dei componenti fino al quarto scrutinio e successivamente dei 3/5. A partire dal settimo scrutinio, basterà la maggioranza dei 3/5 dei votanti. 

  • Soppressione del CNEL e delle Province

La riforma prevede la soppressione del Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro (CNEL), che ha una funzione consultiva per il Governo, le Camere e le Regioni, su leggi economiche e sociali. Il CNEL può anche avanzare proposte di legge in materia economica ed è composto da 64 consiglieri, tra cui 48 rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato. Insieme al CNEL, saranno soppresse del tutto le Province, le cui funzioni saranno divise tra Comuni e Città Metropolitane. 

  • Referendum abrogativo e leggi d’iniziativa popolare

Cambiano i parametri per la partecipazione popolare al processo legislativo. Attualmente, la Costituzione prevede un solo tipo di referendum abrogativo, per chiedere di cancellare leggi già approvate. Questo referendum prevede la raccolta di 500 mila firme e il superamento del quorum, ovvero il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. Con la riforma resta il limite delle 500 mila firme per proporre un referendum, ma chi ne raccoglie 800 mila potrà beneficiare di un quorum più basso, calcolato sulla base dei votanti delle ultime elezioni politiche.

Inoltre, cambia il requisito di 50 mila firme necessarie per la presentazione di un disegno di legge, che sale a 150 mila, sempre con il termine di sei mesi per la raccolta. A questo aumento sono associate, tuttavia, regole più certe per la discussione e l'approvazione in Parlamento.


Link utili

Il documento di raffronto tra il testo vigente della Costituzione e il testo di legge costituzionale
Le ragioni del Sì
Le ragioni del No 


 

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