Istruzione: cambiamo rotta, abbiamo già perso troppo tempo e troppe opportunità!

Negli ultimi 15 anni quasi tre milioni di studenti non hanno terminato le scuole superiori. Negli ultimi 10, abbiamo perso quasi 500 mila immatricolati all'università. Dietro i freddi numeri si nascondono i nomi e i volti di centinaia di migliaia di persone per le quali lo studio è diventato un lusso e non un diritto.

L'istruzione e la cultura inaccessibili sono un costo sociale che paghiamo tutti noi ogni giorno con più disuguaglianze, l'espandersi delle mafie, un modello di sviluppo arretrato e senza innovazione. Per questo abbiamo deciso di lanciare la campagna #freeducation, con una petizione online per fare cinque proposte concrete al Governo (le trovate qui).

Con questa campagna chiediamo in sostanza che quelli per formarsi siano considerati investimenti sociali e non costi individuali, e che quindi a pagarli sia la fiscalità generale. Per noi l'istruzione gratuita non è una provocazione o un'utopia, ma un obiettivo concreto, raggiungibile con un diverso uso delle risorse pubbliche e con una riforma della tassazione in senso progressivo.

È interessante notare come il dibattito sull'istruzione gratuita stia riprendendo vigore proprio in quei Paesi che negli ultimi decenni hanno sperimentato le ricette peggiori in tema di diritto allo studio, come l'Inghilterra e gli USA. I tempi dunque sono maturi per cambiare radicalmente le cose, dopo decenni in cui la conoscenza è stata considerata una merce e non il prodotto di un processo cooperativo e naturalmente senza proprietari.

Lo diciamo in primis al Governo Renzi: basta ricette vecchie, per costruire un Paese meno diseguale e più sviluppato servono soluzioni chiare e strutturali, a partire dal mondo della formazione e della cultura. Cambiamo rotta, abbiamo già perso troppo tempo e troppe opportunità.

Riccardo Laterza, portavoce nazionale Rete della Conoscenza

 

Ci sono 2 commenti

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  • commenta 2016-05-23 11:44:58 +0200
    In Italia tutto ciò che è gratis non vale niente, quindi sono convinto che se lo stato (noi) investe su degli studenti, abbia il diritto di essere ripagato in un secondo momento, quando questi sono nelle condizioni di produrre reddito, anche se si spostano in altri paesi. In questo modo l’istituzione , sarà più interessata a creare uffici di orientamento per evitare sacche di laureati in discipline “alla moda” senza sbocchi professionali.
    E, a proposito di orientamento scolastico, trovo IMMORALE che dei dirigenti scolastici di scuole pubbliche investano soldi, dedicati al funzionamento della scuola, in pubblicità, visto che il loro tornaconto economico è in funzione al numero di iscritti.
    Investiamo già dalla 3 media in un orientamento serio in previsione di un futuro -
    L’istruzione, in Italia, è un grosso affare, chiedete a un insegnante per esempio quanto ha pagato per i corsi per l’abilitazione, senza garanzia di posto di lavoro…….
  • segue questo 2016-04-13 15:36:29 +0200