Eritrea, libertà e democrazia ancora lontane

L’Eritrea celebra oggi, martedì 24 maggio, il 25° anniversario della sua indipendenza. Saremmo i primi a celebrare se quell'indipendenza avesse significato libertà e prosperità, dopo 30 anni di conflitto con l'Etiopia. Invece l'oppressione continua, per mano degli stessi che nel 1991 liberarono il Paese.

Da mesi chiediamo alle istituzioni nazionali e internazionali di intervenire affinché in Eritrea si rispettino i diritti umani, affinché si interrompa il servizio militare obbligatorio e indefinito, affinché sia applicata la Costituzione.  

Padre Mussie Zerai è stato ascoltato dal Parlamento Europeo, che a marzo ha adottato una risoluzione di condanna al regime di Asmara per la violazione dei diritti umani, come già denunciano dalla Commissione d'Inchiesta ONU.

comm_esteri_eritrea.jpgSiamo stati anche in audizione alla Camera dei Deputati, a dicembre alla “Commissione di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione” e a maggio alla Commissione Esteri, insieme ai rappresentanti del Coordinamento Eritrea Democratica e alla scrittrice Ribka Sibhatu.

In queste occasioni abbiamo richiamato l'attenzione dei parlamentari sul ruolo positivo che l'Italia potrebbe esercitare sulla crisi in Eritrea, facendo fare progressi sul terreno dei diritti umani. L'Italia è legata all'Eritrea dal passato coloniale e da intense relazioni commerciali.

Nonostante le nostre richieste, insieme a quelle di altre organizzazioni che vogliono la libertà e la democrazia in Eritrea, la Commissione Europea ha deciso di concedere il pacchetto di aiuti di 200milioni di euro al governo di Isaias Afewerki, col pretesto della cooperazione allo sviluppo e senza condizioni.

 Sappiamo bene che questi aiuti non interromperanno la fuga di migliaia di giovani eritrei e finiranno per rafforzare il regime.

Per questo motivo, alla vigilia di una nuova stagione di sbarchi di rifugiati sulle coste italiane, teniamo alta l'attenzione sul caso dell'Eritrea e continuiamo a diffondere il nostro appello alle istituzioni affinché si avvii un processo democratico nel Paese.

Diffondiamo il link alla petizione tra i nostri contatti e invitiamo quante più persone a firmarla: http://www.progressi.org/rifugiati_eritrea

Vittorio Longhi

 

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  • commenta 2016-06-10 13:51:26 +0200
    Bisogna intervenire assolutamente! Gli eritrei non meritano di vivere in queste condizioni dove purtroppo il regime opprime i cittadini. Io spero che l’ONU riuscirà a fermare l’inferno che si vive in Eritrea.