Perché la Digital Tax in Italia

Le grandi società dell'economia digitale, come Apple, Google, Amazon e Facebook fanno enormi profitti in Italia ma non pagano le imposte come le imprese italiane, perché i loro utili sono contabilizzati dove c'è una fiscalità privilegiata, come l'Irlanda e i Paesi Bassi.

Secondo le stime degli economisti, una simile imposta porterebbe nelle casse dello Stato italiano circa 3 miliardi di euro.

Tre miliardi di euro sono esattamente quanto ci servirebbe per ricostruire le zone colpite dall'ultimo terremoto.

Per questo motivo, insieme alla rete internazionale Tax Justice Network e alle associazioni italiane dei consumatori, abbiamo lanciato la campagna  “La Digital Tax anche in Italia!” per chiedere al Governo di introdurre la Digital Tax a partire dal 2017.  

Il momento di agire è questo. Infatti, proprio in questi giorni il Parlamento sta discutendo la Legge di Bilancio. La nostra voce non è isolata, perché prima di noi già il Regno Unito, l'Australia e l'India hanno introdotto forme di “Digital Tax”. 

In Italia sono state presentate due proposte di legge alla Camera, una da Francesco Boccia e l'altra da Stefano Quintarelli. Il governo, però, dopo tante promesse e diversi proclami non ha ancora fatto niente.

Con la petizione diretta al Presidente del Consiglio e al Ministro di Economia e Finanza, chiediamo che si prendano le proposte già depositate alla Camera, si inseriscano nella Legge di Bilancio e si applichi la Digital Tax dal 2017.

Nel contesto economico globale non possiamo rassegnarci ad essere solamente consumatori passivi ma dobbiamo pretendere equità fiscale.

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