Brexit, note di un europeista italiano a Londra

 

Il caos originato dalla scelta di lasciare l'Unione Europea da parte dei cittadini britannici non si arresta e diffonde un’ombra su tutto il Continente.

Da una parte, le forze Euroscettiche di tutta Europa si trovano estremamente galvanizzate da tale esito referendario, con Marine Le Pen in Francia e Geert Wilders in Olanda pronti ad invocare simili consultazioni nei rispettivi Paesi.

La campagna Leave ha visto un trionfo con elementi fortemente discutibili, con una campagna impregnata di nostalgie dell'Era Vittoriana, nazionalismo esasperato, l’inserimento nel dibattito del tema di rifugiati e l’uso di propaganda razzista da parte di UKIP e altre forze politiche, menzogne (i 350 milioni di sterline che Londra invierebbe ogni settimana a Bruxelles) e una campagna emozionale, isterica; il clima attuale nel Regno Unito risulta alquanto tossico.

Dall’altra, il Regno Unito non si presenta come diviso a vari livelli nel voto (sociale, territoriale e in parte generazionale) ma le spinte di indipendenza in Scozia e Irlanda del Nord lanciano segnali preoccupanti sulla stessa tenuta del Paese. I Tories hanno visto le dimissioni di David Cameron da Primo Ministro e si apprestano a vedere l’inizio di una competizione per la guida del partito e per il numero 10 di Downing Street; 

Sul fronte Laburista, le tensioni di questi giorni hanno portato alla formazione di un governo Ombra con nuovi membri e alla sfiducia per il leader Jeremy Corbyn con 172 voti contro 40 favorevoli alla continuazione della sua leadership.

Gli scenari attuali sono foschi, ma restano forse spazi per una riforma europea sociale e progressista?

Con l’uscita dall'UE del Regno Unito, da una parte si vede la perdita del Paese maggiormente euroscettico e generalmente attivo sul blocco di qualunque processo di maggiore integrazione dall'Unione, ma da un'altra prospettiva non risulta chiaro se questa possa essere considerato una spinta verso un'Europa maggiormente attiva sull'agenda sociale.

A dispetto del fatto che le conseguenze dell’esito del referendum si stiano rivelando al momento nefaste per il Regno Unito da un punto di vista economico, con la sterlina in caduta libera, le forze euroscettiche celebrano comunque questo momento come un trionfo e i Conservatori si preparano ad abbandonare risoluzioni di implementazione europea come lo Human Rights Act.

In questo scenario, inoltre, gli atti di razzismo hanno vissuto un'incredibile impennata in tutto il Regno Unito, quasi a voler simboleggiare che coloro che si sentono rappresentati in visioni di supremazia bianca ed esasperato nazionalismo britannico, si sentono ora fortemente galvanizzati, nel contesto post-Brexit.

Nel frattempo, il movimento anti-Brexit cresce nel Paese e ha visto anche in data 28 Giugno una protesta fortemente partecipata marciare da Trafalgar Square a Parliament Square.
L’esito del voto, in conclusione, presenta tutte le caratteristiche di un colpo al cuore non solo per il Regno Unito, ma anche per l'Europa stessa, in un contesto nel quale tra i partners europei prevale il desiderio di rendere l'uscita di Londra dall'UE celere e dagli alti costi e un caos politico totale nel Paese.

L’unica esponente politica britannica con un chiaro piano al momento risulta essere il Primo Ministro Scozzese e leader dello Scottish National Party Nicola Sturgeon, con il suo intento di mantenere la Scozia nell'UE anche attraverso un potenziale nuovo referendum sull'Unione, intento che ha riscontrato un certo interesse sullo scacchiere europeo.

Tale assetto viene visto in modo molto critico dai Paesi dell’Est Europa e dalla Spagna in quanto foriero di possibili nuove spinte per l'indipendenza nel resto dell’Europa.

Il caos post Brexit si presenta come di lunga durata e rappresenta un'occasione fondamentale per i movimenti e le organizzazioni volte a cambiare il corso dell’Europa, come ad esempio DiEM 25; lo status attuale dell'UE si avvia verso un cambiamento, anche se vi saranno tentativi di mantenere lo status-quo o attuare una forma di Restaurazione.

Il segno e la natura di questo cambiamento potrebbe essere di natura conservatrice, euroscettica o progressista e per questo motivo un'osservazione e analisi attenta delle dinamiche tra Londra e Bruxelles e degli effetti a livello interno ed europeo restano fondamentali.

La Brexit non rappresenta una vittoria per la riforma sociale ed economica europea, ma una potenziale spirale di caduta ed effetto domino continentale, specialmente se non si ridiscuteranno in modo serio le politiche di austerity, politiche contro le quali poggia molta della propaganda euroscettica.

 

Angelo Boccato, giornalista

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