CETA, un passo verso la trasparenza?

 

Dopo mesi di dibattiti, petizioni, manifestazioni e interpellanze parlamentari, otteniamo un risultato importante sul CETA, il trattato di libero scambio Ue-Canada. 

La Commissione europea ha aperto alla possibilità di un accordo misto, lasciando l'ultima parola ai parlamenti nazionali.

La pressione esercitata da Ong, sindacati e movimenti in tutta Europa, insieme all'azione dei parlamentari nazionali - anche in Italia - ci fa fare un passo avanti e restituisce dignità ai parlamenti sulle scelte economiche comunitarie.

Era questo il primo obiettivo della petizione che abbiamo lanciato due settimane fa e che oltre 6500 cittadini hanno sottoscritto. 

Oggi abbiamo più trasparenza nel commercio internazionale, a tutela dei produttori, del lavoro e dei consumatori italiani. 

Questa soluzione non deve indurci ad abbassare la guardia, però. La Commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem, ha spiegato che ci sarà in ogni caso un'applicazione del CETA, anche se provvisoria, in attesa del pronunciamento dei singoli parlamenti. 

Sull'approvazione finale pesa anche l'attesa della sentenza della Corte Ue di Giustizia sulla competenza “solo Ue” o “mista”, in base all'esame legale dell'accordo con Singapore.

Il CETA, così come il TTIP, presenta diverse insidie per l'economia nazionale e per la nostra società. Ad esempio il sistema giudiziario indipendente per la protezione degli investimenti, che avvantaggia le grandi imprese a danno dei singoli Stati. Inoltre, dall'apertura dei mercati non si escludono i servizi pubblici e questo mette a rischio la qualità delle prestazioni per i cittadini.

Pertanto Progressi continuerà a seguire l'iter del CETA, pretendendo una discussione aperta in Parlamento sull'impatto che l'accordo avrà sulla nostra economia.

Anche il nostro ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, a favore dell'opzione “solo Ue” che avrebbe scavalcato i parlamenti nazionali, ha dovuto prendere atto della decisione della Commissione. Il ministro ha annunciato che in questo modo anche la ratifica del TTIP entro l'anno è sempre meno probabile.

Un motivo in più per continuare a fare pressione.

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