Caporalato: la legge non basta, servono le istituzioni

Con 346 voti favorevoli, 25 astenuti e nessun contrario, martedì 18 ottobre la Camera dei Deputati ha approvato la legge contro il caporalato.

Questo risultato è una grande soddisfazione per Progressi perché è il frutto di mesi di lavoro intenso di organizzazione sul territorio, di coalition building e di pressione sui parlamentari.

Con questa legge si potrà finalmente contrastare lo sfruttamento dei braccianti e si potranno punire quelle imprese che ricorrono ai caporali. Insomma, si ridà dignità ad un lavoro faticoso, sottopagato e molto spesso svolto in condizioni disumane.

Abbiamo iniziato quest’estate in Puglia lanciando la campagna nazionale “Stop caporalato, coltiviamo la legalità” insieme ad altre nove organizzazioni della società civile, dal sindacato ai gruppi in difesa dei rifugiati.

Siamo stati nella baraccopoli di Nardò, in provincia di Lecce, per incontrare i lavoratori migranti che vivono senza elettricità né servizi igienici. E abbiamo ascoltato la drammatica storia di una giovane bracciante italiana sfruttata dai caporali. Queste testimonianze le abbiamo raccolte in video diffuso poi da Repubblica.it e visualizzato migliaia di volte.

Con una contemporanea azione di pressione parlamentare, abbiamo contribuito a far approvare velocemente il disegno di legge. Ad agosto dai senatori, prima della chiusura estiva, e dai deputati alla riapertura dei lavori parlamentari, assicurandoci che quest’ultimi non apportassero modifiche al testo.

La settimana scorsa, infine, abbiamo consegnato la petizione firmata da oltre 8mila cittadini direttamente ai presidenti delle commissioni Giustizia e Lavoro della Camera dei Deputati.

La legge è un passo in avanti molto importante nella lotta contro lo sfruttamento in agricoltura. Sappiamo bene, tuttavia, che per estirpare una pratica consolidata come il caporalato ora è necessario applicare questa legge, con l'impegno di tutte le Istituzioni e la partecipazione dei cittadini. 

Nicolò Giangrande
Progressi

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